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Paese

Dati Generali
Il paese di Perfugas
Perfugas è un Comune della provincia di Sassari. È situato a 91 metri sul livello del mare. Conta 2487 abitanti. Fa parte della II Comunità Montana “Su Sassu Anglona?. Dista 57 km da Sassari. La tradizione vuole che il toponimo Perfugas, che significa fuggitivi, disertori, si riferisca all´avventura di mercenari sardi dell´esercito cartaginese stanziatisi in quei luoghi dopo aver disertato per una controversia sulla divisione di un bottino di guerra.
Il territorio di Perfugas
Altitudine: 21/678 m
Superficie: 60,29 Kmq
Popolazione: 2488
Maschi: 1234 - Femmine: 1254
Numero di famiglie: 878
Densità di abitanti: 41,27 per Kmq
Farmacia: via Verdi, 15 - tel. 079 564158
Guardia medica: via Enrico Toti, 11 - tel. 079 564340
Carabinieri: via Napoli, 7 - tel. 079 564022
Polizia municipale: piazza Mannu, 1 - tel. 079 5639011

Storia

PERFUGAS o PERFIGAS, villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura di Sassari, compreso ora nel mandamento di Nulvi, e in tempi antichi nella curatoria dell’Anglona.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 49' e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari di 0° 14'.

L’abitato trovasi nella valle nel margine meridionale d’un terrazzo a piccola distanza dalla sponda sinistra del rio d’Anglona, a distanza di due miglia dal Termo, però coperto ai venti settentrionali dal detto rilevamento di terreno, a’ venti orientali da’ monti prossimi della Gallura, e poco ventilato alle altre parti, perchè il terreno sorge sopra il suo livello a tutte parti.

Quindi si intende la forza del calore estivo, la copia della umidità e la frequenza della nebbia per i vicini due fiumi e per i pantani, e la insalubrità gravissima dell’aria che si accresce dalle morbifere esalazioni de’ molti pantani che sono accumulati intorno all’abitato, i quali ne’ tempi piovosi incomodano quelli che entrano ed escono per il brutto fango in cui si discioglie il fimo.

Nell’inverno vi si soffre un freddumido che penetra profondamente, ma la neve si scioglie più presto che altrove.

Territorio. La sua superficie forse sopravanza le miglia quadrate 25. Essa è piuttosto piana che montuosa, le pendici del Sassu declinando mitissimamente verso il fiume.

Un solo poggio è notevole all’austro del paese in distanza di un miglio, sulla sponda destra dell’indicato rio d’Anglona.

Tra le roccie di questo territorio notasi la tufa di trachite sovraposta al trachite porfiroide. Nelle regioni prossime a’ salti di Martis v’è copia di selce piromaca bigio oscura, trovasi a zolle e in banchi nell’arenaria suddetta, e se ne fanno pietre.

Le sorgenti sono in gran numero nel territorio, e tra esse la più notevole è quella di Calvai, chiusa a fabbrico per comodo della popolazione, che ne beve. Essa forma un rivolo.

Scorrono dentro il territorio, oltre il rio maggiore del dipartimento, quello di Sedini, che scende al suo ponente in distanza d’un miglio e si unisce al primo; quello del Sassu che entra nella sponda destra del rio maggiore al greco-levante del paese in distanza di due miglia, e scorre al suo confine orientale il Termo.

Sono altri ruscelli che non giova di indicare.

Selve. Stendendosi il territorio di Perfugas sul Sassu, comprende però una parte della selva ghiandifera che frondeggia sul dorso e in molte parti delle di lui pendici, frammistamente ad altre specie che non danno frutto.

Il Sassu è un grande altipiano disteso dal levante di Parfugas (in distanza di miglia 2 5/12), al suo mezzodì (in distanza di miglia 6 1/2) e largo dove più miglia 29/12 con pendici prodotte assai più verso settentrione sino al Termo, che verso il Campo d’Ozieri, e una catena di colline a ponente, che sono sua dipendenza, ed erano sua parte prima che si avvallasse il luogo intermedio. Se si pongano in computo le pendici, allora la sua lunghezza dal Termo al fiume di Ardari non è minore di miglia 10, e la larghezza dalle falde sul detto Campo d’Ozieri al rivolo di Anglona, cioè da Martis a Tula di miglia 7 1/2 e la superficie di circa 64 miglia quadrate, le quali sono spartite fra’ popoli confinanti.

Selvaggiume. Il Sassu è popolato di cinghiali, daini, cervi, volpi, lepri e martore, ha molta varietà d’uccelli, e in gran numero quelli che amano le acque.

Popolazione. Secondo i calcoli più sicuri ora il comune di Perfugas avrebbe anime 1059, distinte in maggiori maschi 335, femmine 340, e in minori maschi 184, femmine 200, distribuite in famiglie 235.

Ma non tutti i perfughesi abitano nel paese, e si suppone che nel notato numero di famiglie 143 con anime 649 risiedano nel paese, le altre 92 con anime 410 vivano nei salti, i primi addetti all’agricoltura ed a’ mestieri, i secondi alla pastorizia.

Il movimento della popolazione è indicato ne’ seguenti numeri di nascite 40, morti 25, matrimoni 10.

Nella prima età e nell’adolescenza è maggiore che negli altri periodi della vita la mortalità nelle famiglie del paese, e qui non sono molti che vivono in là de’ 45 anni.

Le malattie più comuni sono nell’estate e autunno le febbri perniciose, quindi le ostruzioni viscerali, l’idrope. Alcuni muojono dalla malignità del male, i più dall’imperizia del medico o chirurgo che sia. Questo luogo, dove non pernottano impunemente i passeggieri è temuto pur da’ medici, che pensano al pericolo della vita se cadessero malati. Tanto è il veleno che si aspira con l’aria! Eppure così spaventosa malignità potrebbe essere diminuita quasi direi ad un decimo, se il rio maggiore si facesse scorrere entro un alveo profondo, dal quale non potesse straripare per inondare e formar paludi e pantani intorno; se si togliessero i fetenti sterquilini che notai, e si osservassero con tutta diligenza le regole igieniche. A maggior sicurezza però io vorrei che il paese fosse spiantato dal luogo dove fu fondato e trasferito sulle pendici boreali del Sassu.

Professioni. Gli uomini delle famiglie che indicai residenti nel paese sono in massima parte addetti all’agricoltura, pochissimi agli altri mestieri.

Le donne lavorano tele e sajali occupando in quest’arte tutto il tempo che loro rimane dalle faccende domestiche.

Proprietari e mendici. Come ne’ luoghi di valle ed agricoli così in Perfugas i beni sono mal distribuiti, e pochi i proprietari: infatti non saranno questi più di 50, senza però comprendere nel computo i pastori; e come in quei luoghi sono molti gl’indigenti, parimente è grande il loro numero in Perfigas.

Istruzione elementare. Quando è aperta la scuola il maestro può avere intorno 8 fanciulli; quelli che in tutto il paese san leggere, e scrivere saranno cinque.

Agricoltura. In questo territorio sono alcuni campi di tanta fertilità, che altri non sieno più nell’Anglona, che è una contrada, la quale non invidia per la produzione alle più famose del regno, e che darebbe immensi frutti se maggiore fosse l’arte e spesso non mancassero a’ lavori mal studiati degli uomini le benedizioni del cielo. Nelle altre parti sono piccoli poggi e larghi piani sabbiosi e poco idonei a’ cereali.

Le quantità che ordinariamente si seminano, compresa la seminagione de’ pastori, è di starelli di grano 1100, d’orzo 150, di fave 40, di meliga 20, di lino 120.

La produzione dipende dal suolo e più dalle pioggie opportune o difettose; qualche volta il grano dà anche il 40, più spesso il 10.

Sonovi molti luoghi attissimi alla cultura delle specie ortensi, e questa non è negletta nè infelice. I melloni sono molto riputati per grandezza e gusto, i legumi di prospera vegetazione, e le erbe e frutta ortensi migliori che altrove.

I perfighesi poco si curano degli alberi fruttiferi, e però son pochissime le specie e pochi i ceppi. Nella prossima regione di Coguinas gli olivastri vegetano con lusso, ma non per ciò questi paesani ne piantano e li innestano perchè possano dopo non molti anni aver-ne olio. Ad essi basta quello che esprimono le loro donne dalle bacche del lentisco.

Vigne. Il terreno occupato dalle viti forse è meno di 100 starelli, e forse in gran parte male scelto per questa specie.

Sieno o no le terre intorno a’ paesi idonee, in queste deve fruttificar la vigna, lasciando inoperose quelle che avrebbero facilmente prodotto.

Le viti di uva bianca sono più comuni di quelle di uva nera; la vendemmia non fa soventi più di 200 cariche di mosto.

Per la pessima manipolazione e per la mala scelta delle uve il mosto non produce buon vino e devono però questi paesani comprar vino di Gallura, quel vino così grave allo stomaco e mal sapido.

Tanche. Questi poveri paesani non han saputo conoscere il beneficio della legge sulle chiudende, non hanno inteso il vantaggio che avrebbero ottenuto chiudendo le loro proprietà; epperò appena si può indicare quattro, o poco più, piccole tanche, le quali una volta si seminano, un’altra si lasciano perchè vi pascoli il bestiame manso.

Pastorizia. In massima parte i salti di Perfugas sono ottimi per il bestiame producendo buoni pascoli a pecore, capre, cavalle, vacche e porci. Questi ultimi possono in anno di fertilità aver abbastanza di ghiande se pure sieno 1500 e più capi.

La regione pastorale più popolata è quella che dicono Sa mela, territorio amplissimo appartenente per una parte a Caramonte, per l’altra a Perfugas.

I pastori, come nella Gallura, hanno limitati i loro cantoni, le cussorgie, e vivono ne’ loro stazi, o casali, dove più, dove meno, ampli e comodi, con le loro famiglie, curando i loro branchi, e lavorando qualche piccol tratto di terreno impinguato dal fimo degli animali.

Pare una regione della Gallura, e non mancano qui pastori galluresi.

Il numero de’ capi del bestiame è approssimativamente come qui notasi.

Bestiame manso. Buoi per l’agricoltura 300, cavalli 155, majali 200, giumenti per la macinazione 60.

Il numero di quest’ultima specie è così ristretto perchè sempre quando non manchi l’acqua necessaria la maggior parte del frumento si macina in tre molini idraulici.

Bestiame rude. Vacche 1000, cavalle 160, capre 3000, pecore 8000, porci 1300.

I formaggi sebbene mal manipolati sono per l’ottima natura dei pascoli di certa qual bontà, e vendonsi con notevole lucro a’ negozianti di Castelsardo ed a’ viandanti di Sassari.

Le pelli e i cuoi si danno a’ galluresi ed a’ sassaresi.

In alcuni tempi è aperta la beccheria nel paese; in altri manca la carne per il brodo degli ammalati, e si deve supplire col pollame che allevasi con diligenza dalle donne e del quale si ha gran copia.

Pesca. Nel rio di Anglona e nel fiume del Termo si prende molta copia di anguille, e nel secondo si pescano trote e quelle altre poche specie, che sono nel lago presso la foce.

Sono circa dieci persone, che in certe stagioni attendono alla pesca.

Commercio. Abbiam notato gli articoli, formaggi e pelli e cuoi, or è a notare i capi vivi che si vendono, e i frutti agrari. In complesso se tutto sia stato favorevole a’ seminati ed a’ branchi possono i perfughesi lucrare l. n. 55 mila.

Strade. Le vie sono nella vallata fangosissime nel-l’inverno, e difficilissime nelle altre parti.

Il Termo guadasi nell’estate per passare nella Gallura, ma nelle stagioni piovose si passa sopra una barcaccia, scorrendo lungo un grosso canape. Ma fra poco sarà formato il ponte, e se sussisterà non sarà più alcuna interruzione nel commercio.

La via provinciale e le altre sono soventi battute da’ banditi; ma questi non sono niente infesti al commercio. Quelli però fra questi, i quali hanno degli armenti, sono troppo molesti a’ contadini per il poco rispetto ai lavori de’ coloni. Quando i carabinieri reali erano proposti al buon ordine era caso raro che i banditi si sentissero infensi, rimanendo quasi sempre i medesimi ne’ luoghi più interni del Sassu.

Religione. Questo popolo è compreso nella giurisdizione del vescovo di Emporia (Ampurias) e curasi nelle cose spirituali da un parroco col titolo di rettore e da altri due sacerdoti.

Fino al 1813 il parroco avea titolo di vicario e facea le veci dell’arciprete della cattedrale di Castelsardo. Nell’anno seguente avendo costui lasciata questa per la prebenda della parrocchia di Lairru, la parrocchia di Perfugas fu eretta in rettoria.

Il rettore prende dalla massa delle decime due terzi, il resto lo lascia alla mensa, e questo terzo componesi di circa 220 starelli di grano, 60 d’orzo, 25 di fave, e 50 capi di bestiame.

La chiesa maggiore ha per titolare la N. Donna Regina degli Angioli. Ora è in molto miglior stato che fu, quando era chiesa canonicale, e non pertanto è molto lontano dallo stato di decenza, in cui dovrebbe essere.

Le chiese minori sono intitolate, una da s. Vittoria di Campu d’Ulumu, la seconda dallo Spirito Santo, la terza da s. Pietro Apostolo, la quarta dalla B. Vergine nella commemorazione della sua concezione, la quinta da s. Georgio di Bangios vescovo distante questa un quarto d’ora verso il mezzodì, la sesta per s. Georgio martire, che è una chiesa molto notevole e resta al ponente.

La festa più solenne e frequentata dagli stranieri è quella che si celebra per s. Georgio martire nel giorno proprio e in quella della dedicazione, che accade addì 29 agosto. Vi si corre il palio e si celebra una piccola fiera.

Camposanto. Come se tante e gravissime cause d’infezione, che enumerammo, non bastassero per contaminar l’aria si aggiunse e si aggiugne ancora il fetore de’ cadaveri, che sono sepolti nella chiesa parrocchiale. Molte volte non era possibile sostenere quella mefite e i forestieri doveano uscirne lasciando incompleti gli uffici religiosi.

I pastori più lontani dall’abitato restano spesso de’ mesi senza fare i loro doveri di cristiani e vivono in una completa ignoranza della dottrina della chiesa. Che gran merito acquisterebbe il sacerdote che andasse a trovarli nei salti e in alcuna delle chiese rurali spiegasse loro la fede cattolica e la morale di G. C. e celebrasse i divini misteri!

Antichità. Le costruzioni noraciche sono in gran numero nel territorio perfughese, e indicheremo quelli che si nominano, n. Cabriles, n. Rugiu, n. de s. Jorgi,

n. Meju, n. Tribides, n. Pagia, n. Frassinu, n. Ruju-Angios, n. Maiore, n. Canes, n. Leperes, ecc. I meglio conservati sono n. Majore, n. Ruju, e n. Pagia.

Castello Rosso. In sulla estremità dell’abitato verso l’austro vedeasi cinquant’anni addietro una torre costrutta a cantoni rossi, che fu poi distrutta per adoperare questi materiali nella costruzione del campanile. Era questa torre avanzo d’un antico castello, e apparteneva al medesimo la bella cisterna che in poca distanza erasi aperta, fabbricata con bell’arte di cantoni bianchi presi dalle fodine di Lairru o di Sedini.

Nelle memorie che ci pervennero del medio evo non è alcun cenno di questo castello; ma essendo il luogo di Perfugas luogo di frontiera del Logudoro con la Gallura, e in sul passaggio più frequente da una in altra provincia è ben probabile che questo punto sia stato fortificato per difesa della frontiera e per reprimere le irruzioni che i galluresi volessero tentare nell’Anglona, paese ricco e però soggetto ad essere depredato da quei montanari poveri. Le castella di Doria e di Caramonte sorsero molto posteriori.

Nel 1812 essendosi trovato nell’orlo del villaggio da un zappatore una medaglia d’oro di Augusto, che per le mani del vescovo d’Emporia e Civita passò nel museo di Carlo Felice, e in altri tempi essendosi scoperte altre cose antiche romane, pare che questo luogo fosse popolato ne’ tempi romani, e forse è vero che fu una posizione militare per reprimere le invasioni de’ Balari e de’ Corsi in questa contrada. In siffatta supposizione quella rocca protrebbesi credere più antica che ho stimata.

Popolazioni antiche. Vedonsi vestigie d’abitazioni in due siti, presso al chiesa dello Spirito Santo, alla parte di levante, in distanza d’un miglio, e nel luogo detto Nieddu, a un miglio e mezzo. In questo sito era il villaggio detto Bungios, del quale è menzione nel Fara, e fu fatta da noi menzione nell’art. Anglona.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Perfugas
23 Aprile: San Giorgio
2° domenica di Maggio: San Cristoforo
1° domenica di Agosto: Madonna degli Angeli
2° domenica di Settembre: Sant'Isidoro.